LA SIGNORA CARLONI

Era una bella giornata. Il sole in alto a illuminare le strade alberate, piene di foglie secche cadute per l'autunno. Qualche auto parcheggiata qua e là in quella strada di periferia poco trafficata dove erano situate delle piccole case a schiera a due piani. Di fronte ad esse c'era un parco dove gli anziani potevano passare la giornata a giocare a briscola o a dama. A quell'ora poi molti in quella zona erano fuori casa per lavoro.
Un uomo, vestito in modo formale, camminava con passo misurato portava con sè una valigetta nera, indossava ad un paio di occhiali da vista dalla montatura scura, occhi grigi e capelli corvini ben curati. Citofonò ad una porta verniciata di verde,‭ ‬contrassegnata dal numero‭ ‬18.
- Chi è?
- Signora Carloni, sono un avvocato dello studio che rappresenta il signor Serri.
La signora chiuse bruscamente il citofono. L'uomo sapeva che non sarebbe stata una visita con un buon finale, ma il lavoro è pur sempre lavoro, andava fatto. Gli screzi tra il suo cliente e la donna dovevano finire quel giorno, altrimenti niente pagamento extra.
Dopo un minuto buono di attesa l'avvocato stava per risuonare quando la porta si aprì.
La signora era molto anziana, con i capelli grigi legati dietro e brillanti occhi azzurri incastonati in due fessure.
- Che cosa vuole ancora quella serpe?
- Sono l'avvocato Muro - il tono era pacato mentre gli tendeva la mano per stringerla. Lei la ignorò e continuò a guardarlo. Facendo finta di niente parlò ancora - ieri avete ricevuto una chiamata dal mio studio, ricordate?
- Sì, finalmente ha deciso di smetterla quel lurido cane - Le parole erano piene di veleno - entrate - sembrava quasi un ordine più che un invito. Seppur vecchia ed esile sembrava avere molto carattere - da questa parte.
All'interno della casa c'erano molte e molte foto, alcune nuove altre molto vecchie. Tutte di persone giovani o verso la mezza età, riprese di busto o per intero, in un ordine confuso. Due mobili all'entrata erano piene di fotoritratti. Una collezione strana.
L'anziana padrona di casa fece strada in silenzio verso il salone. La stanza era illuminata dal sole autunnale e i mobili all'interno vecchi ma ben curati,  così come la grande libreria posta davanti al divano. C'erano libri su libri, compresa una enciclopedia e sotto di essa un televisore non più usato.
L'avvocato si guardava intorno, chiedendosi il perché di tante foto e di quanto fossero vecchi quei libri.
- Lei, come tutti quelli che mi fanno visita, si starà chiedendo come mai ho tante foto - gli disse dopo averlo fatto sedere sul divano, come se gli avesse letto nel pensiero.
Lui fece un sorriso di circostanza mentre apriva la valigetta sulle ginocchia - Sì, ma credo che nell'arco di una vita si accumulano molte cose, foto comprese.
La vecchia si sedette in una poltrona davanti a lui, iniziando a fissarlo come per metterlo a disagio in un attimo di silenzio.
Muro si schiarì la voce e prese dalla valigetta una carpetta rossa. Sembrava una persona abituata a portare cattive notizie che si preparasse ad una tempesta - Queste sono le disposizioni del signor Serri per il termine della causa in corso.
- Non mi interessa cosa vuole - rispose immediatamente -  voglio solo essere lasciata in pace.
- Signora Carloni, capisco che siete esasperata per tutto questo. Ma il nostro cliente vuole solo mettere la parola fine.
- Se chiede di avere il libro e le fotografie d'epoca se lo può scordare!
Sospirando Muro porse la carpetta rossa - Non si tratta solo di questo, poiché ora il vostro ex marito versa in gravi condizioni si appella al vostro buon cuore per essere riaccettato in casa.
Lei per tutta risposta si mise a ridere lievemente, prendendo la carpetta - al mio buon cuore? - Poi si fece seria - mi ha reso la vita un inferno ed ora vuole che sia buona con lui?
Non rispose e attese paziente che lei finisse di leggere il contenuto. Guardandosi attorno osservò che nella libreria c'erano libri anche antichi. Non era un intenditore, si capiva però che alcuni di quei volumi dovevano avere un grosso valore visto il tanto darsi da fare del signor Serri per recuperarne uno in particolare.



- Non se ne parla nemmeno - disse stizzita la signora Carloni porgendo con un gesto brusco la carpetta ancora aperta dopo aver finito - Giovanni ha perso quello che vuole adesso, avevamo accordi prematrimoniali ben precisi noi. Che vada dietro ad altre cosce come gli è sempre piaciuto a quel lurido porco.
Muro prese la carpetta e la sistemo dentro la valigetta senza battere ciglio, chiuse un attimo gli occhi per poi prendere un cellulare da una tasca - lei è sicura di non voler accettare questo ultimo possibile accordo?
- Assolutamente, che vada pure al diavolo insieme alle sue donnacce!
- Mi dia un attimo - cerco in rubrica un numero - mi è stato detto di comunicare subito la sua decisione.
- Faccia pure.
Dopo alcuni squilli una debole roca voce maschile rispose - Sì?
- Sono l'avvocato Muro, mi ha detto che dovevo chiamarla per l'esito.
- Ditemi - alcuni colpi di tosse si potevano sentire durante la telefonata.
- La signora Carloni ha rifiutato la proposta - mentre diceva questo lui e la signora si guardavano.  Lei era decisamente infastidita dalla presenza di un estraneo in casa sua, e lui sfidandola reggeva il suo sguardo.
- Ho capito - altri colpi di tosse - gli mostri la seconda proposta e lasciate il telefono aperto.
Muro si fece scuro in volto - Come desiderate - posò il telefono accanto a sè sul divano e si alzò - Dovevate accettare la prima proposta - disse con un tono pacato e glaciale allo stesso tempo estraendo un coltello a serramanico.
Nemmeno il tempo di reagire o di urlare che lui si lanciò fulmineo sopra di lei. Con la mano sinistra gli teneva ben serrata la bocca mentre con l'altra l'accoltellava allo stomaco e di fianco. Inutilmente tentava di liberarsi mentre la lama gli penetrava il corpo con facilità e forza. Svariate coltellate, una dopo l'altra in modo sistematico e freddo. Ancora viva e senza respiro il suo gemere debole sembrava venire da lontano mentre gli occhi trasudavano dolore.
L'assassino la prese dai capelli e la buttò vicino al divano. La voltò verso l'alto con i piedi e mentre lei urlava piano per il dolore tenendosi la ferita iniziò a premere con il piede sullo stomaco di lei. Quando sentiva il suo lamento diminuire schiacciava con forza per farlo aumentare. Di solito quando faceva così le vittime dicevano qualcosa, imploravano di finirla o altro,  invece questa no, stronza sino all'ultimo pensò.

Quando lei spirò prese in mano il telefono.
- Fatto, ha sentito tutto?
- Sino all'ultimo istante.
Guardò l'orologio, era mezzogiorno - lei è sicuro che in questa zona nessuno potrebbe aver sentito?
Una risatina si sentì dal cellulare - in 30 anni di litigi nessuno si è mai lamentato e avevamo pure messo finestre insonorizzate negli ultimi tempi.
- Bene, tra quattro ore sarò a casa sua, mi dica dove devo cercare questo libro.
- Può essere solo in due posti: nelle librerie in salone oppure sopra nella nostra camera da letto - la voce si fece un po' tremante - è morta, non è vero?
- Sì, lo è.
-‭ ‬Faccia‭ ‬in fretta‭ ‬-‭ ‬prese un respiro‭ ‬-‭ ‬prenda‭ ‬il libro ed esca‭ ‬subito‭ ‬da lì.
L'assassino fece una pausa un attimo, come per raccogliere le idee - non posso uscire così, devo mettermi il cambio di vestiti che ho in valigia.
- Lasci stare il cambio di vestiti. Prenda il libro ed esca subito da lì.
- Senta io non so come lei sia abituato. Quando mi ha detto che dovevo uccidere la sua ex moglie fingendomi un avvocato ho accettato con riluttanza il lavoro visto che non avevo mai lavorato così quindi ora... - la linea del telefono cadde.
Guardò per un istante il cellulare e provò a chiamare di nuovo. Quando Serri rispose era agitato.
- Esca subito di lì, presto!
Muro prese un respiro profondo - Si calmi, sta andando tutto come... - di nuovo cadde la linea.
Tentò svariate volte di richiamare il cliente. Il telefono era come morto, non c'era campo. Senza farsi turbare da questo si spogliò,  prese il cambio di vestiti dalla valigetta e lo indossò stando attento a non sporcarli di sangue, sopratutto le scarpe.
Dopo essersi cambiato cerco il famigerato libro nella biblioteca. Il cliente gli aveva detto che era l'unico senza titolo, con una copertina marrone consumata ed era scritto in latino. C'erano prime edizioni di svariati romanzi inglesi, tedeschi e francesi del diciannovesimo secolo. Erano presenti anche saggi e degli scritti di Freud, Frazer e Darwin in lingua originale e qualcuno che forse era stato scritto ancora prima che questi fossero nati. Nessuna traccia del libro in questione.
Si diresse verso le scale del corridoio per poi salire al piano di sopra. Se non è lì allora sarà nella stanza da letto. Salendo notò che alcune foto erano sfocate, come se fossero state fatte male. Erano un po' inquietanti tutti quei ritratti, ma non se ne curò oltre.
Entrò dentro. anche qui c'erano moltissime foto, insieme ad un armadio e due comodini. La luce qui entrava filtrata dalle persiane abbassate. L'aria aveva un che di vecchio, quasi marcio. C'era un libro su di un comodino, senza titolo sopra. Lo prese e lo sfogliò, era scritto in latino e c'erano strani disegni fatti a mano di uomini davanti ad una luce. Sfogliandolo cadde un pezzo di carta piegato in due.
Lo raccolse da terra. Era carta ingiallita, vecchia. Aprendolo vide che era scritto in italiano.

12 Settembre 1901
Nota sul libro: le teorie esposte sono molto affascinanti ma poco utilizzabili. Per poter imprigionare quello che il suddetto libro propone occorre una luce molto potente di una frazione di secondo. Il fascio deve essere diretto verso una persona adeguatamente preparata. Non è infatti possibile eseguire la procedura se non in presenza di persone che reagiscono positivamente al test del composto.

24 Settembre 1901
Composto: Sono finalmente riuscito a trovare l'adeguata composizione chimica per il composto verde. Basta seguire le istruzioni scritte sul libro alle tavole che ho segnato su di esso. Occorrono però quattro giorni però e non due come è scritto.

1 Ottobre 1901
Luce: Sono riuscito a modificare la macchina affinché faccia un buon fascio di luce. Questo però non influirà sull'esito.

4 Novembre 1901
Prova: Ho iniettato il composto ad una persona che ho rapito. Domani saprò se funzionerà.
Nota personale: Mi stupisco di me, a 50'anni sono riuscito a rapire una persona con la metà dei miei anni.

Perplesso finì di leggere. Rigirò il foglio e gli diede un ultima occhiata, per poi guardare la copertina del libro. Chissà che cosa c'è scritto. Diede un'ultima occhiata al foglio, notò che dietro c'era una firma in piccolo stampata.

Dottor Luca Giovanni Serri

Ma il suo cliente non si chiamava Giovanni Serri pure lui?

Ancora più perplesso infilò il foglio dentro il libro ed uscì dalla camera. Le foto presenti nella stanza in quel lasso di tempo erano sbiadite quasi del tutto.
Scese le scale ed entrò nel salone per dare un'ultima occhiata al corpo di lei. Sembrava tutto a posto. Infilò il libro dentro la valigetta e la chiuse con cura. Visto che il cliente vuole avere subito il libro meglio non farlo aspettare, pagherà di più per l'anticipo dei tempi previsti pensò. Un sorrisetto si disegnò sul suo volto pensando questo, ma si spense subito quando vide una foto appesa al muro. La prese e la osservò meglio, stava sbiadendo, diventava lentamente bianca. Meravigliato continuò a guardarla diventare come neve. Non aveva mai visto una cosa del genere.
- No, non farlo...
Sentì come una voce lontana, non capiva da dove venisse.
- Ti prego no...
- Chi è che parla? - Allarmato si guardò intorno tirando fuori il coltello, vide con molto stupore che anche il resto delle foto si stavano cancellando.
- Non farmi del male...
La voce proveniva da una foto che in quel momento stava acquisendo colore. A rilento prendeva forma un primo piano di un uomo, con uno spillone piantato nell'occhio.
Spaventato fece cadere dalle sue mani la foto. Il cuore stava battendo forte. Fissava ancora la foto, era come se stesse parlando a lui. Quando alzò lo sguardo sbiancò in volto, terrorizzato da  quello che vedeva.
Tutte le foto erano primi piani di morte. Donne, uomini e anche ragazzi e ragazze che morivano in primo piano, animati da non si sa che cosa.
- No basta!
- Ti supplico!
- Ho moglie e figli!
Tutti dentro quelle foto urlavano e gridavano di dolore.
Terrorizzato e tremante cadde a terra non riuscendo a reggersi in piedi. Tutto quello che stava vedendo e sentendo era paradossale. Le urla strazianti di dolore e supplica erano come martellate improvvise che gli entravano in testa. Annaspando si alzò stringendo il coltello e correndo verso l'uscita. Non si accorse di aver lasciato la valigetta ancora sul divano.
Sbattè contro il muro nella confusione più totale. Come d'improvviso aveva perso in pochi secondi la lucidità mentale e la freddezza che aveva prima. Aveva visto morire molte persone, mai aveva visto dei morti in foto gridare e urlare tutti insieme di continuo.
Raggiunta l'entrata strinse con forza la maniglia della porta verde cercando senza successo di aprirla. Si sentiva come se avesse corso troppo, con il fiato che veniva a mancare.
- Apriti! Apriti cazzo!
Tentò e tento più volte di aprirla disperato. Era bloccata, la maniglia girava a vuoto. Non si accorse che mancava la serratura dall'interno.
- No! Basta no!
- Che cosa ho fatto di male!
Le foto continuavano all'unisono le loro suppliche, coprendo i passi di chi stava avvicinando alle sue spalle. Quasi strisciando arrivò dietro di lui, tenendo in mano una siringa con una sostanza verde scura all'interno.
Fu un attimo, senza nessun preavviso l'ago penetrò dentro il collo dell'assassino che disperato batteva prima colpi alla porta.
Il liquido verde entrò tutto dentro.
Si accasciò a terra, contorcendosi. Il dolore si propagò per tutto il corpo facendogli perdere la presa sul coltello,‭ ‬che cadde. La stessa mano che prima aveva iniettato il contenuto alchemico raccolse l'arma.
Le ultime cose che Muro vide furono un flash accecante, seguito dal dolore delle coltellate su di lui, simili a quelle che aveva inferto prima alla donna .

Quando tornò nel salone e vide la pozza di sangue che macchiava il tappeto a terra scosse il capo - e come faccio ora lavarla via? -  Si disse osservando la macchia rossastra.
La signora Carloni, lievemente più giovane di quando aveva aperto la porta verde prima, teneva in mano il cellulare di chi, con la sua anima, gli aveva ridato vita e un po' di giovinezza. Le foto erano tornate normali, tranne per quella caduta a terra - bisognerà cambiare la cornice - commentò.
Il telefono inizio a suonare. Con tutta calma rispose - pronto?
- Muro finalmente! - colpi di tosse roca seguiti da uno schiarimento di voce - Avete preso il libro?
- Sì, lo aveva preso caro.
Un attimo di gelido silenzio.
- Tu mi vuoi morto, dopo tutto quello che abbiamo passato insieme nell'arco di un secolo!
- Non è colpa mia se ti piacciono quelle giovani. E' la seconda volta che tenti di uccidermi Giovannino - era molto divertita da tutto quello che era successo.
- Io ho bisogno di quella formula! Non ho più foto di anime da cui trarre vita!
- Affari tuoi, ora ho da fare, devo sistemare la cornice ad una foto e lavare un tappeto - si guardò, il vestito era sporco di sangue - devo pure lavare i vestiti, per colpa tua, come al solito, dovrò fare un bucato extra.
- Maledetta strega! Se non fosse stato per me saresti morta da oltre un secolo!
- Sei sempre stato uno smemorato - scosse il capo - dimenticavi tutto, anche le cose importanti. Ora devo andare, ciao ciao caro.
Chiuse la telefonata. Aveva molto da fare quel giorno. Doveva pure trovare uno spazio per una nuova foto.

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